Empieza la semana más caliente del arte en Miami. Todo lo que tenes que ver y saber.

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Miami Art Week 2017. Tutto quello che c’è da vedere e sapere direttamente da Miami

Murales con Basquiat nel Wynwood Art District

The Bass is back sventola dappertutto sulla Collins Avenue fino al Collins Park. E non solo il più prestigioso museo di Miami Beach è tornato. Miami Art Week is back! Oggi. Dal 4 al 10 dicembre. Paura e delirio (e palate di glamour) a Miami. Tutto in una settimana. South Beach ribolle, e non per il caldo. 75-80 fahrenheit (i nostri 24-27 gradi) e la brezza dell’oceano si combinano in una temperatura ideale. SoBe ribolle arte (e verdoni). La Art Week più importante del mondo comincia ora. 7 giorni per più di 20 fiere e oltre 30 mostre, sui cui gravitano più di 1200 gallerie e migliaia di artisti, critici, collezionisti e appassionati proveniente da ogni parte del globo. 120 mila le persone attese quest’anno, per intenderci tante quante ce n’erano in tutta Miami una settantina di anni fa.

L’arte qui si è presa tutto: le spiagge, vedi South Beach dove due mega candidi padiglioni allestiti sulla sabbia raccoglieranno le fiere Untitled e Scope (6-10 dicembre), proprio di fronte al déco tropicale (con i filari di palme tirati a lucido e i fusti avvolti dalle luci di natale) della mitica Ocean Drive; Biscayne Bay, la baia tra Downtown e Miami Beach, dove altre due enormi tensostrutture bianchissime conterranno Art Miami e sua sorella Context (5-10 dic), nuovo spazio per entrambe a fianco al The Arsht Center, centro delle arti performative; il centro città, Downtown, dove fa capolino un’altra coppia di fatto, dicasi Red Dot e Spectrum (7-10 dic), appena dietro Biscayne Park, sotto lo sguardo vigile e affamato dei maestosi avvoltoi collorosso che volteggiano perennemente in cielo con gli urubù testa nera (e i piccioni); gli hotel, vedi Aqua in South Beach (7-10 dic); i templi, perché Form (arti applicate e scultura) si prende l’edificio contiguo alla Sinagoga Emanu-El; i parchi, l’Indian Beach Park ospita Pulse (7-10 dic) in piena Middle Beach vista mare; e ovviamente i due distretti (legittimamente) più di tendenza del momento: l’Art District (quartiere industriale convertito in spettacolare museo a cielo aperto grazie a murales e urban art, della serie: quando veramente l’arte è vita) di Wynwood e il lussuosissimo (e ancora parecchio da spacchettare) Design District a Midtown, zona Beverly Terrace, dove si alternano fiere più o meno indipendenti e alternative, a fiere-boutique, trendy e un po’ fighette (come dicono a Milano, e come ci fanno intendere palesemente qua a “suon” di mimo…), figlie della gentrification patologica (appena sopra alle boutique di Armani e Vuitton si “scivola” verso Little Haiti, una delle aree più povere di Miami, mentre a ovest di Tiffany e Prada c’è Liberty City, uno dei posti più malfamati di tutta la città). Comunque, satelliti. Fiere satellite. Tutte. Perché il centro dell’universo mondo (dell’arte, e non solo) è Lei, la regina: Art Basel, versione sole, mare e palme “Miami Beach“. La “main fair”, sulla quale tutto gira e tutto gravita.

La sedicesima edizione della fiera d’arte contemporanea più importante del mondo quest’anno vede sfilare 268 gallerie internazionali (una in meno dell’anno scorso), venti delle quali nuove, provenienti da 32 paesi. Italiani? Parecchi. Una decina, in ordine alfabetico: Alfonso Artiaco, Continua, Massimo De Carlo, Kaufmann Repetto, Magazzino, Giò Marconi, Mazzoleni, Franco Noero, Lia Rumma nella Main Section; Prometeo, l’unica nostrana nella sezione Nova, riservata a opere prodotte negli ultimi tre anni da un massimo di tre artisti per galleria. Le altre sezioni: Edition, Kabinett, Survey, Public e Film (qui in dettaglio). Nuova pianta espositiva e nuovo design per la cosiddetta “location”, il Miami Beach Convention Center, situato nel pieno centro città tra la diciassettesima e Washington Avenue, appena al di sopra della mitica Lincoln Road. Un edificio più in là, sulla Madison Avenue, si tiene la ormai celebre Design Miami, da tempo proprietà di Art Basel, che offre una panoramica del migliore design prodotto dal secolo scorso a oggi.

South Beach (Foto Luca Zuccala)

Tutto qui? Niente affatto. Oltre alle fiere collaterali, Art Basel si trascina la cultura in toto della (vice) city: concerti, musica, teatro, eventi, serate, performance. Party infiniti e vernissage eterni, notti che non finiscono mai e si perdono sulle chilometriche spiagge (ne abbiamo contati quasi 250 nei 7 giorni di Art Week…), ma soprattutto mostre e musei. Aperti fino a tardi, completamente rinnovati o del tutto scintillanti, nuovi. Vedi l’Institute of Contemporary Art (ICA Miami), che ha cambiato completamente sede insinuandosi tra le botteghe super lusso del Design District. Ancora col cellophane sopra (ha aperto 3 giorni fa, 1 dicembre) spalanca ai visitatori uno spazio espositivo di più di 1.800 metri quadrati e un parco sculture di 1.400 mq, nei quali presenta una cosa come 13 esposizioni su cui svetta la special exhibition The Everywhere Studio: l’evoluzione dello studio dell’artista dal dopoguerra ad oggi, con opere di una cinquantina di artisti, tra i quali Roy Lichtenstein, Bruce Nauman, Carolee Schneemann, Matthew Barney, Yves Klein.

Sempre sulla terraferma, puntando Biscayne Bay appena all’ingresso della MacArthur Causeway direzione Miami Beach, ecco le eleganti forme del “nuovo” Perez Art Museum Miami (acronimo PAMM), realizzato da Herzog & de Meuron nel 2013. Razionalità e geometrie immerse nel verde e specchiate nell’oceano. Del ventaglio di esposizioniproposte dal più importante museo della città, segnaliamo il secondo capitolo della saga in tre atti sulla pittura contemporanea cubana: On the Horizon: Contemporary Cuban Art from the Jorge M. Pérez Collection, e la esaustiva (e bellissima) retrospettiva di Dara Friedman: Perfect Stranger. Attraversando la baia, prima di sbattere sulla parata di imponenze Déco sul mare (in un paio di block: gli hotel gioiello Setai, Delano, Sagamore, National, Raleigh che delineano lo skyline del centro di South Beach), una parata di palme (ovvio) e installazioni portano al Bass Museum of Art (o più semplicemente The Bass), nel cuore di SoBe sulla Collins Avenue. Due le mostre assolutamente da non perdere, per il museo che ha riaperto appena un mese fa la sua collezione: le personali di Pascale Marthine Tayoua piano terra (in un raro per il contemporaneo felice dialogo tanto con Ghirlandaio e Rubens, quanto con sarcofagi egizi e arazzi fiamminghi) e Ugo Rondinone al primo piano (tra intensa immersiva videoarte e riflessive installazioni, come le decine di pagliacci desolati e desolanti che popolano in pose annoiate un’intera sala); più una mostra in arrivo: quella (attesissima) dell’argentina Mika Rottenberg, che inaugurerà il giorno di apertura di Art Basel, 7 dicembre. Restando a Miami Beach, qualche chilometro verso South Point, il Wolfsonian Museum, sede prevalentemente di arti decorative del Novecento, ospita un trittico espositivo interessante: Double Vision, Selling the Golden Leaf: Exoticism in Tobacco Advertising e soprattutto Julius Klinger: Posters for a Modern Age, compendio di avanguardia (tra grafica e design) e manifesti del primo Novecento dell’artista austriaco.

Di seguito (appena dopo palme e pagliacci) la top ten delle fiere da non perdere durante la Miami Art Week 2017

Ugo Rondinone al The Bass

Palme al vento sulla Ocean Drive

Art Basel Miami Beach

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